mercoledì 28 aprile 2010

Ella riaccorda

Eifù non era una bellezza, anche perchè era un uomo. Insomma, era un tipo. La sua famiglia era alle dipendenze del clan Voialtri (un po' come tutti gli altri abitanti della zona) e viveva di sussistenza, sussistevano. La famiglia di Eifù era composta da soli tre membri poichè vari lutti l'avevano colpita e affondata (era stata una famiglia di pescatori, passati poi all'agricoltura di sussistenza per ovvi motivi di resistenza all'esistenza, e una certa diffidenza per la lenza, data dall'esperienza). Eifù era un giovane silenzioso e mite, amante della solitudine e da essa ricambiato. La sua passione più grande era l'acqua: conosceva tutti i canali, fossati, torrenti e torrentelli del suo paese, senza tralasciare le pozze e i pozzi, gli stagni, le cisterne. Un bel giorno (in cui pioveva, ma a lui l'acqua piaceva, perciò era un bel giorno) decise di tramutare la sua passione in mestiere e si recò da Iul Voialtri per dimostrare la sua competenza in campo acquifero ed ottenere una qualche mansione inerente. Per sua fortuna, Iul di acque non ne capiva un tubo e decise di assumerlo a stomaco pieno (pranzarono insieme). Nel giro di qualche settimana, Eifù divenne un lavoratore modello: continuava a non essere una bellezza, ma poteva piacere. E a qualcuno piacque. Mirabì era la sorella maggiore di Ella: aveva dodici anni più di lei ed era sempre innamorata di qualcuno. Prima fu il lattaio, poi il postino, poi il venditore di tappeti. Passioni travolgenti e quest'ultima pure avvolgente: quando il nonno Iul la trovò avvolta nel tappeto col venditore, mise a tappeto l'amante ambulante e Mirabì restò con un pavimento spoglio.
Si innamorò di Eifù la prima volta che Iul lo convocò per dargli lo stipendio: trovò affascinante il suo strano modo di camminare, con lo sguardo sempre fisso a terra, e quei capelli neri neri quasi blu, e quegli occhi blu blu quasi neri. Mirabì era una bella ragazza, ma Eifù non cercava certo l'amore, e non voleva neppure essere trovato. Per lui contavano solo l'acqua e i mille modi per incanalarla, contenerla, deviarla, conservarla. Appena scorgeva la bionda chioma di Mirabì splendere sotto il sole, correva a nascondersi da qualche parte, e fu così che un bel giorno (di sole, stavolta) finì in uno dei cantucci di Ella. Ella stava ripassando una delle sue canzoni al contrario ed era così concentrata che non si accorse dell'ospite incantucciato. Per Eifù fu un colpo di fulmine: non soltanto perchè in effetti un fulmine cadde a pochi metri di distanza da loro (era scoppiato un improvviso temporale estivo) ma anche perchè la voce di Ella gli entrò dalle orecchie direttamente nel cuore e nei pensieri. Capì subito di essersi innamorato e scappò via, guardando in basso, dimenticandosi dello stipendio, di Mirabì e di Iul, desiderando un mare d'acqua in cui nascondersi e affogare quelle strane nuove sensazioni.

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