Eifù non era una bellezza, anche perchè era un uomo. Insomma, era un tipo. La sua famiglia era alle dipendenze del clan Voialtri (un po' come tutti gli altri abitanti della zona) e viveva di sussistenza, sussistevano. La famiglia di Eifù era composta da soli tre membri poichè vari lutti l'avevano colpita e affondata (era stata una famiglia di pescatori, passati poi all'agricoltura di sussistenza per ovvi motivi di resistenza all'esistenza, e una certa diffidenza per la lenza, data dall'esperienza). Eifù era un giovane silenzioso e mite, amante della solitudine e da essa ricambiato. La sua passione più grande era l'acqua: conosceva tutti i canali, fossati, torrenti e torrentelli del suo paese, senza tralasciare le pozze e i pozzi, gli stagni, le cisterne. Un bel giorno (in cui pioveva, ma a lui l'acqua piaceva, perciò era un bel giorno) decise di tramutare la sua passione in mestiere e si recò da Iul Voialtri per dimostrare la sua competenza in campo acquifero ed ottenere una qualche mansione inerente. Per sua fortuna, Iul di acque non ne capiva un tubo e decise di assumerlo a stomaco pieno (pranzarono insieme). Nel giro di qualche settimana, Eifù divenne un lavoratore modello: continuava a non essere una bellezza, ma poteva piacere. E a qualcuno piacque. Mirabì era la sorella maggiore di Ella: aveva dodici anni più di lei ed era sempre innamorata di qualcuno. Prima fu il lattaio, poi il postino, poi il venditore di tappeti. Passioni travolgenti e quest'ultima pure avvolgente: quando il nonno Iul la trovò avvolta nel tappeto col venditore, mise a tappeto l'amante ambulante e Mirabì restò con un pavimento spoglio.
Si innamorò di Eifù la prima volta che Iul lo convocò per dargli lo stipendio: trovò affascinante il suo strano modo di camminare, con lo sguardo sempre fisso a terra, e quei capelli neri neri quasi blu, e quegli occhi blu blu quasi neri. Mirabì era una bella ragazza, ma Eifù non cercava certo l'amore, e non voleva neppure essere trovato. Per lui contavano solo l'acqua e i mille modi per incanalarla, contenerla, deviarla, conservarla. Appena scorgeva la bionda chioma di Mirabì splendere sotto il sole, correva a nascondersi da qualche parte, e fu così che un bel giorno (di sole, stavolta) finì in uno dei cantucci di Ella. Ella stava ripassando una delle sue canzoni al contrario ed era così concentrata che non si accorse dell'ospite incantucciato. Per Eifù fu un colpo di fulmine: non soltanto perchè in effetti un fulmine cadde a pochi metri di distanza da loro (era scoppiato un improvviso temporale estivo) ma anche perchè la voce di Ella gli entrò dalle orecchie direttamente nel cuore e nei pensieri. Capì subito di essersi innamorato e scappò via, guardando in basso, dimenticandosi dello stipendio, di Mirabì e di Iul, desiderando un mare d'acqua in cui nascondersi e affogare quelle strane nuove sensazioni.
mercoledì 28 aprile 2010
giovedì 22 aprile 2010
Ella scorda
Quando scoprì che a casa Voialtri non c'era neanche un poco di zucchero (gente amara, che amava l'amaro più dell'amarone, e quindi era astemia oltre che magrissima), Mary Poppins levò subito le tende (prima comunque le lavò: almeno per giustificare il viaggio fatto) perchè era in un momento di forte stress e doveva assumere molte pillole: per il mal di testa, per il mal d'ombrello (sembrava un mezzo di trasporto comodo, ma non lo era affatto) e soprattutto per il diabete causato dall'eccessivo consumo di zucchero. Su quest'ultimo punto si concentrò l'attenzione della bisnonna: "Signora Poppins, le assicuro che è sufficiente l'acqua per assumere le medicine... Lo zucchero non è necessario... Qui da noi ha sempre funzionato così" diceva la bisnonna con la sua solita pacata fermezza. "Grazie del consiglio, signora Voialtri, ma voialtri non potete capire: qui ne va della mia professionalità! Non posso contraddirmi così dopo anni di carriera ineccepibile." A conti fatti (operazione quindi ardua per chi aveva difficoltà in matematica, come Ella), Mary non era una persona dolce; probabilmente a lungo andare lo zucchero causava acidità. I polli furono ben felici di aiutarla a fare la valigia (più tardi però si accorsero che mancavano due posauova e un asciugapenne) e decisero di tornare ad occupare il pollaio per scoraggiare altre eventuali intrusioni.
La visita della Poppins non fu un evento di particolare nota nelle cronache di Casa Voialtri, perchè i Voialtri erano una famiglia sì riservata, ma conosciutissima e apprezzatissima nel paese. Il bisnonno Iov, oltre ad essere uomo tutto d'un pezzo e di poche parole, era uomo dalle mille risorse agricole: i suoi possedimenti si stendevano a perdita d'occhio (non per niente la bisnonna aveva un occhio di vetro) ed aveva anche ingenti quantità di bestiame. Il nonno di Ella, Iul, era considerato il miglior partito dell'intera regione, e non senza ragione. Ella non si rendeva conto del peso sociale della famiglia a cui apparteneva: all'epoca era troppo piccola, non faceva che rincantucciarsi nei cantucci e osservare i tanti ospiti ospitati, le mandrie portate al pascolo, le uova uovunque e i polli sempre intenti a ridere di qualcuno. Tuttavia la sensazione che predominava in lei a quei tempi era quella di una certa tensione: era vero che spesso camminava proprio sulle uova, in senso letterale e non figurato, ma c'era anche un che di indefinito, un'attesa, una incompiutezza respirata nell'aria. Imparando a cantare al contrario e a contare sbagliando, in Ella maturava naturalmente l'incertezza, l'indecisione, la precarietà.
Furono questi sentimenti a spingerla nella braccia di Eifù. Ma l'amore che la portò lontano lontano non arrivò col vento: arrivò con l'acqua calda. E fu una scoperta di ugual portata.
La visita della Poppins non fu un evento di particolare nota nelle cronache di Casa Voialtri, perchè i Voialtri erano una famiglia sì riservata, ma conosciutissima e apprezzatissima nel paese. Il bisnonno Iov, oltre ad essere uomo tutto d'un pezzo e di poche parole, era uomo dalle mille risorse agricole: i suoi possedimenti si stendevano a perdita d'occhio (non per niente la bisnonna aveva un occhio di vetro) ed aveva anche ingenti quantità di bestiame. Il nonno di Ella, Iul, era considerato il miglior partito dell'intera regione, e non senza ragione. Ella non si rendeva conto del peso sociale della famiglia a cui apparteneva: all'epoca era troppo piccola, non faceva che rincantucciarsi nei cantucci e osservare i tanti ospiti ospitati, le mandrie portate al pascolo, le uova uovunque e i polli sempre intenti a ridere di qualcuno. Tuttavia la sensazione che predominava in lei a quei tempi era quella di una certa tensione: era vero che spesso camminava proprio sulle uova, in senso letterale e non figurato, ma c'era anche un che di indefinito, un'attesa, una incompiutezza respirata nell'aria. Imparando a cantare al contrario e a contare sbagliando, in Ella maturava naturalmente l'incertezza, l'indecisione, la precarietà.
Furono questi sentimenti a spingerla nella braccia di Eifù. Ma l'amore che la portò lontano lontano non arrivò col vento: arrivò con l'acqua calda. E fu una scoperta di ugual portata.
lunedì 19 aprile 2010
Ella ricorda
"Utriv eritap la... Utriv eritap la...": iniziava così la canzone cavallo di battaglia nonchè unico grande successo del bisnonno Iov. Ella lo sentiva canticchiare dal suo cantuccio, dove si rifugiava per sfuggire ai cantucci della bisnonna. Mai piaciuti, quei biscotti. Ottimi invece i cantucci in cui rincantucciarsi e canticchiare. Ella amava cantare ma odiava contare. E sì che cambiava solo una vocale, ma nei fatti era tutta un'altra musica! Suo nonno Iul, che era il primogenito dei figli di Iov, le aveva spesso spiegato che musica e matematica sono arti correlate, sorelle, e l'esistenza dell'una dipende da quella dell'altra. Restava il fatto che a Ella i conti non tornavano mai: andavano, questo sì, ma poi non tornavano. Era facile, per esempio, lanciare un "duemilacinquecentosettantaquattro per ottocentoventisettevirgolaquindici" così, tutto d'un fiato; ed era pure divertente. Ma poi non c'era un ritorno, non c'era un riscontro, e soprattutto non c'era un risultato. Ella immaginava i numeri come fossero uova: finchè ne manovrava un po', poco alla volta, tutto andava bene. Ma se iniziava ad accumularne e ammonticchiarne, ecco fatta la frittata.
Bisogna anche dire, a discolpa di Ella, che le uova erano sempre molto fresche. La bisnonna le raccoglieva (senza contare ma anche senza cantare) e le appoggiava un po' dove capitava. Insomma, uova fresche ovunque (quindi: uovunque) e la casa assomigliava a un pollaio, mentre il pollaio era vuoto. I polli dicevano "Noi non saremo mica i più polli?!" ed uscivano sbattendo la porta e facendo cadere dal muro il ritratto di Gallina Vecchia, la loro capostipite, cuoca esperta in prelibati consommé.
In quei momenti Ella sentiva di non contare niente, tant'è che anche i polli ridevano vedendola passare. Abbattuta, si rincantucciava: ed ecco arrivarle, da lontano, la voce melodiosa del bisnonno, portata dal vento, da quel buon vento che portava le cose belle e le canzoni al contrario, e una volta (è vero) aveva portato anche Mary Poppins. Che era stata ospitata nel pollaio.
Bisogna anche dire, a discolpa di Ella, che le uova erano sempre molto fresche. La bisnonna le raccoglieva (senza contare ma anche senza cantare) e le appoggiava un po' dove capitava. Insomma, uova fresche ovunque (quindi: uovunque) e la casa assomigliava a un pollaio, mentre il pollaio era vuoto. I polli dicevano "Noi non saremo mica i più polli?!" ed uscivano sbattendo la porta e facendo cadere dal muro il ritratto di Gallina Vecchia, la loro capostipite, cuoca esperta in prelibati consommé.
In quei momenti Ella sentiva di non contare niente, tant'è che anche i polli ridevano vedendola passare. Abbattuta, si rincantucciava: ed ecco arrivarle, da lontano, la voce melodiosa del bisnonno, portata dal vento, da quel buon vento che portava le cose belle e le canzoni al contrario, e una volta (è vero) aveva portato anche Mary Poppins. Che era stata ospitata nel pollaio.
-start-
...non è bello ciò che è bello, ma che bello che bello che bello
Qui comincia l'avventura del Signor Bonaventura. Tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, c'era la ceralacca che adesso non c'è più. Verrebbe da dire "oggi a te, domani a me". Ieri, del resto, a Lui. Lui prese il resto del resto e fece fagotto. Dopo che per anni aveva fatto pianoforte. Sua madre lo pregava soprattutto di fare piano, quando faceva gli esercizi al piano. Ecco perchè fece fagotto. "Mamma, come faccio a fare piano e basta? Capisci anche tu che questa non è vita!" La madre di Lui non capiva, per lei la vita si misurava su altre scale di valori, non sulle scale doremifasollasido che tanto piacevano a Lui. Del resto, a lei non importava niente del resto. Non per niente, bensì per amore, lei aveva lasciato tutto quando si era trasferita nel paese lontano lontano. Quindi non le restava niente, del resto. Lei si chiamava Ella (così smettiamo una volta per tutte - e tutte per una- di chiamarla "lei". Che poi ci si confonde con Lui, che è il protagonista della storia).
Ella si chiedeva spesso perchè sua madre le avesse dato quel nome così impersonale (o forse troppo personale) e decise di dare a suo figlio un nome più oggettivo. Ma torniamo a Lui: gli fu difficile lasciare il paese lontano lontano, anche per le resistenze di Ella. "Dove puoi andare più lontano di così???" gli diceva Ella sconsolata. "Andrò nel paese lontano lontanissimo, mamma. Lì, oltre a fare forte pianoforte, senza darti fastidio, potrò pur sempre fare fagotto e non tornerò più a battere cassa, te lo prometto. E te lo premetto. Cioè, scusa, avrei dovuto dirtelo prima".
C'è da dire che Ella e Lui avevano sempre avuto qualche problema di dialogo. Lui si sfogava nella musica, Ella era, al contrario, appassionata di canto. O meglio, appassionata di canto al contrario, ossia era bravissima nel cantare le canzoni partendo dalla fine e finendo con l'inizio. Una caratteristica ereditata dal bisnonno Iov, uomo di poche parole ma tutto d'un pezzo: l'unico pezzo in cui si cimentava cantando al contrario era "Oreisnep av", una melodia assolutamente struggente che Ella aveva imparato sin da piccola. "La struggenza è tutto quando si canta al contrario" diceva sospirando la bisnonna di Ella, ed Ella non capiva, forse perchè la parola "struggenza" non esiste. Eppure gli occhi della bisnonna erano sinceri e fermi; lo erano anche prima che le mettessero l'occhio di vetro.
Qui comincia l'avventura del Signor Bonaventura. Tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, c'era la ceralacca che adesso non c'è più. Verrebbe da dire "oggi a te, domani a me". Ieri, del resto, a Lui. Lui prese il resto del resto e fece fagotto. Dopo che per anni aveva fatto pianoforte. Sua madre lo pregava soprattutto di fare piano, quando faceva gli esercizi al piano. Ecco perchè fece fagotto. "Mamma, come faccio a fare piano e basta? Capisci anche tu che questa non è vita!" La madre di Lui non capiva, per lei la vita si misurava su altre scale di valori, non sulle scale doremifasollasido che tanto piacevano a Lui. Del resto, a lei non importava niente del resto. Non per niente, bensì per amore, lei aveva lasciato tutto quando si era trasferita nel paese lontano lontano. Quindi non le restava niente, del resto. Lei si chiamava Ella (così smettiamo una volta per tutte - e tutte per una- di chiamarla "lei". Che poi ci si confonde con Lui, che è il protagonista della storia).
Ella si chiedeva spesso perchè sua madre le avesse dato quel nome così impersonale (o forse troppo personale) e decise di dare a suo figlio un nome più oggettivo. Ma torniamo a Lui: gli fu difficile lasciare il paese lontano lontano, anche per le resistenze di Ella. "Dove puoi andare più lontano di così???" gli diceva Ella sconsolata. "Andrò nel paese lontano lontanissimo, mamma. Lì, oltre a fare forte pianoforte, senza darti fastidio, potrò pur sempre fare fagotto e non tornerò più a battere cassa, te lo prometto. E te lo premetto. Cioè, scusa, avrei dovuto dirtelo prima".
C'è da dire che Ella e Lui avevano sempre avuto qualche problema di dialogo. Lui si sfogava nella musica, Ella era, al contrario, appassionata di canto. O meglio, appassionata di canto al contrario, ossia era bravissima nel cantare le canzoni partendo dalla fine e finendo con l'inizio. Una caratteristica ereditata dal bisnonno Iov, uomo di poche parole ma tutto d'un pezzo: l'unico pezzo in cui si cimentava cantando al contrario era "Oreisnep av", una melodia assolutamente struggente che Ella aveva imparato sin da piccola. "La struggenza è tutto quando si canta al contrario" diceva sospirando la bisnonna di Ella, ed Ella non capiva, forse perchè la parola "struggenza" non esiste. Eppure gli occhi della bisnonna erano sinceri e fermi; lo erano anche prima che le mettessero l'occhio di vetro.
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